Gio. Paolo Maggini

(Botticino Sera, battesimo 25 agosto 1580 - Brescia 1530/31)

La famiglia Maggini godeva della cittadinanza originaria di Brescia, sebbene fosse residente a Botticino Sera. Con la documentazione esistente si può risalire al capostipite di questa famiglia, Benevenutus Magini che nel 1434 è già deceduto. I figli Toninus et fratres danno inizio all'espansione della famiglia. La prima notizia sul liutaio è l'atto di battesimo del 25 agosto 1580. Nel 1588 il padre Giovanni compila la polizza d'estimo nella quale annota la presenza di Gio. Paolo ancora bambino. Il trasferimento a Brescia era avvenuto poco prima poiché il fratello maggiore, Bertolino, inizia un'attività di calzolaio. Rimasto solo con la madre, e con il patrimonio di famiglia gravemente deteriorato dal fallimento del fratello, Gio. Paolo nel 1598 è nella bottega di Gasparo da Salò. La bottega si trovava nelle strette vicinanze dell'abitazione dei Maggini. Dalla documentazione è certo che il giovane liutaio sia rimasto in bottega fino al 1604, più verosimilmente questo periodo va protratto almeno al 1606, quando il Maggini acquista una casa con bottega dal nobile Ludovico Serina. La casa è ubicata in contrada di S. Agata «ad oppositu palatij pretorij veteris», cioè di fronte al Palazzo Vecchio del Podestà (l'attuale via Dante). Non si tratta della vecchia bottega di Gasparo ma di una molto vicina. L'entrata della bottega era posta sul retro, attraversando la stradicciola (tresandello) si imboccava l'entrata della bottega degli Antegnati. I titolari delle due principali botteghe di liuteria, Gasparo Bertolotti e Pellegrino Micheli hanno esaurito la loro spinta propulsiva. I figli di questi, Francesco Bertolotti, Giovanni, Francesco e Battista Micheli, forse troppo ricchi e privi di mordente, lasciano a Gio. Paolo la predominanza nell'ambito liutario. Nel 1615 Gio. Paolo sposa Anna Foresti, dalla quale avrà 10 figli di cui solo tre gli sopravviveranno. Gio. Paolo rimarrà in quella casa fino al 1622, quando la vendette a tal Candida Pigozzi, per trasferirsi nella contrada delle Bombaserie a S. Agata (dove ora c'è piazza Vittoria) in una casa più grande. I non numerosissimi documenti relativi a quel periodo indicano che l'attività diede buoni profitti, a giudicare dal patrimonio che si consolida e dalle dichiarazioni della polizza d'estimo del 1626; ma il destino è in agguato. L'ultima annotazione in cui il Maggini è ancora in vita è quella del 5 luglio 1630, giorno in cui muore uno dei due figli gemelli del Maggini, nati solo due mesi prima. Proprio nel giugno-luglio 1630 a Brescia si attiva il contagio delle peste, la famosa peste descritta dal Manzoni. Un anno dopo, nel giugno 1631, la peste è cessata. Pertanto è assai probabile che il periodo della morte del Maggini debba essere circoscritto a questo anno. Nel 1632 il figlio Carlo, di soli 6 anni è l'intestatario di una polizza d'estimo dalla quale si trae la conferma della morte del Maggini. Con la sua scomparsa si tronca di netto la scuola bresciana di liuteria e si esaurisce la vena creativa. Il Maggini è stato liutaio di grande spessore per le innovazioni apportate alla costruzione degli strumenti ad arco. Egli prefigura il ruolo del quartetto moderno cercando di avvicinare ed armonizzare le sonorità di violino, viola e violoncello, rispetto a quanto in uso allora. Ingrandisce il violino, rimpicciolisce la viola e il violoncello. Stradivari, un secolo dopo, percepirà queste necessità prefigurate dal Maggini e darà una soluzione definitiva.

25 agosto 1580 - Botticino Sera
«Pavolo et Bertholamio figlio di messer Gio: Maglino et di Donna Julia sua consorte fu battezzato alli 25 soprascritto dal suddetto Reverendo fu Compadre messer Michel di Maglini».

16 marzo 1599 - Brescia
Regesto: «Adì 16 Marzo 1599 in Brescia
Si dichiara per la presente Scrittura, come sono stati saldati li conti tra domino Eustachio Mercanda e Piero Breda suo massaro al loco delle Colombere [...]». Presenzia come testimone con firma in calce:

1617 - Brescia
«2.ª Joannis
gravezze
Pollizza del Estimo di Messer Gio. Paulo Maggini maestro da violini in contrada del Palazzo Vecchio del Podestà
Messer Gio: Paulo Maggini d'anni trentasei n.° 36
Anna mia moglie d'anni n.° 22
Gio. Pietro mio figlio d'anni n.° 1
Debiti del sudetto Maggini, prima uno lavorente della mia Bottega con salario, et spesi liri ducento, et ottanta planetti L. 280
Item una serva con salario, et spesi liri cento L. 100
Item pago di livello ogni anno alla Prepositura di Santa Agata liri sette sopra una casa di capitale L. 140
Item mi ritrovo debito al mio lavorente di scudi quaranta L. 164
Item mi ritrovo debito liri treimillia al signor Lorenzo Medasi sopra una pezza di terra Boschiva di piò undecii ovvero quella che si ritrova col suo carico di cinque per cento L. 3000
Crediti del sudetto Maggini, primo una casa in contrada del Palazzo Vecchio del Podestà con Bottega per mio uso, choerentie a' mezzo dì la strada a' mattina Madonna Teodora Gizzola, a sera gli Heredi di messer Paulo Balteo, ha monte un ingresso con bottega si potria fittar liri sedici L. 320
Item mi ritrovo un Roncho in contrada di Santo Fiorano, di piò tredesi overo quella che si ritrova con una casa per uso del patrone et un altra per uso del Massaro in esso roncho del valore di liri sei millia planetti dico L. 6000
Choerentie a mezzo di gli Frati di Santa Afra a sera Domino Fausto Foresti Pilizzaro, a monte la strada di Santo Gottardo, a mattina gli Heredi del quondam Camillo Sartori in Brescia.
Item mi ritrovo un boschetto di piò quatro et mezzo overo quello si ritrova sul teretorio di Boticino da Sera in contrada della Paijna, Chorente a mattina il Comun da Botisino a mezzo dì Andrea Paijna a monte gli Maggini, a' sera l'ingresso del valore di liri sessanta in tutto dico L. 60
Item mi ritrovo da scodere per dotta de mia mollie da Domino Fausto Foresti pilizzaro in Bressia liri doi milia et cinquanta planetti con il suo carico di livello al cinque per cento L. 2050
Item mi ritrovo da scodere dalla signora Fiore di Pasini scudi desesette L. 69
Item mi ritrovo in mercantia di violini lignami et cordi di essi violini liri cento planetti L. 100».

 
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