Pellegrino Micheli

(Brescia ? c. 1520 - Brescia ? 1606/09)

Pellegrino Micheli è un liutaio appartenente alla più antica dinastia liutaria conosciuta. La bottega Micheli dà lustro alla scuola bresciana per circa 90 anni, di cui almeno 58 sono coperti da Pellegrino. Una lunghissima carriera che può essere paragonata a quella di Stradivari. Tuttavia la fortuna dei Micheli, sotto il profilo della notorietà è assai scarsa, tant'è che sono tra i liutai più ignorati. La produzione di Pellegrino, originariamente impostata dal padre sugli strumenti ad arco, virò a tarda età verso la cetera, uno strumento che all'epoca ebbe larga diffusione, ma poi scomparve totalmente. Pertanto moltissimi degli strumenti fabbricati da Pellegrino, viole di vario tipo, lire e cetere, bassi e contrabbassi, scomparvero nei secoli successivi, e molti degli strumenti della famiglia del violino furono ridimensionati, riettichettati a favore di altri, distrutti. Tuttavia, chi è interessato alla storia del violino e degli strumenti musicali non può ignorare questo liutaio che peraltro vanta citazioni di maestro di violini tra le più antiche. Negli anni 30 del XX secolo si aprì a Brescia una polemica sull'«invenzione del violino», polemica riaccesa da Oreste Foffa, storico di Montichiari, che si contrapponeva a Gasparo da Salò. Ritenendo Pellegrino nativo di Montichiari, come il padre Zanetto, e sulla base delle cronologie relative ai liutai bresciani attaccò con articoli giornalistici le tesi propugnate 40 anni prima dal Berenzi e dal Livi. La polemica proliferò, anche Bologna e Cremona scesero in campo, rispettivamente con Giuseppe Strocchi e Carlo Bonetti. Le tesi del Foffa sono condensate nel suo libro: Pellegrino da Montichiari, inventore del violino (Pedrocchi, Brescia 1937/39).
Sotto il profilo documentario si dispone di una serie di registrazioni di Pellegrino, non numerose come quelle di Gasparo da Salò, ma sufficienti a provare senza ombra di dubbio una vita legata alla liuteria. La prima registrazione conosciuta è del 1548, anno in cui Pellegrino contava circa 28 anni, e probabilmente almeno una decina d'anni di apprendistato. L'ultima è del 1606, all'età di circa 86 anni Pellegrino viene ricordato ancora come citharedi. Se la data di nascita può essere circoscritta (secondo le età dichiarate nelle polizze d'estimo, di solito imprecise) tra il 1520 e il 1522, quella di morte la dobbiamo porre tra il 1606 e il 1609. Sebbene l'attività di compravendita di terreni e immobili non è evidente come quella di Gasparo da Salò, Pellegrino lasciò in eredità ai figli un cospicuo patrimonio, segnale inequivoco di un'attività prosperosa. Negli archivi della sua parrocchia non è stata trovata alcuna registrazione della sua morte o sepoltura, com'era in uso allora ognuno si sceglieva un luogo legato a proprie devozioni.
Pellegrino Micheli è spesso citato in dizionari di liuteria e in pubblicazioni varie come Pellegrino Zanetto o Zanetto Pellegrino. L'equivoco è dovuto all'etichetta apposta sugli strumenti. Questa etichetta è così composta: Peregrino f. q. m. Zanetto in Brescia, cioè Pellegrino figlio del fu maestro Zanetto in Brescia. Qualcuno ha interpretato il nome Zanetto come un cognome, generando l'equivoco.

1559/60 -Brescia
«Quadra IV di S. Giovanni
Pelegrinus filii Joannetti magistri a violinis».

Etichetta: Peregrino filius quondam maestro Zanetto in Brescia

 
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