Zanetto Micheli
Violone, c. 1547 Bruxelles

 

Zanetto Micheli

(Montichiari c. 1489/90 - Brescia 1560/61)

Zanetto Micheli è il capostipite della più antica dinastia liutaria finora conosciuta. La data di nascita di Zanetto è ricavata dal Livi interpretando il documento del 1549/50. La formula «Cass q.a jur.t» va interpretata come «Cassato perché ha giurato di aver superato i 60 anni». Fino ad una certa età e dopo un'altra età si veniva dispensati dall'essere registrati nei Registri delle Custodie Notturne della città. Questo fa risalire la data di nascita di Zanetto al 1489/90, o precedente. Nel 1527 Zanetto è registrato nelle Custodie Notturne come Ioannettus de li violettis, una precisa segnalazione della sua professione. In quell'anno Zanetto conta almeno 37 anni, ha un figlio di circa 7 anni, e questo ci conferma che la sua professione è già ampiamente avviata. Può essere interessante notare che Andrea (famiglio con Jo. Antonio di Liunardo Martinengo a Cremona), individuato da alcuni, con larghissima possibilità di errore, come Andrea /1 Amati, era ancora un apprendista quando Zanetto già era maturo professionista. L'operato di Zanetto è ampiamente valorizzato dalla segnalazione del Lanfranco, che nel suo libro pubblicato a Brescia nel 1533, Scintille di musica, descrive i costruttori di strumenti musicali bresciani. L'implicito paragone dei liutai con la perfezione costruttiva di Gio. Giacomo Antegnati, da solo valorizza Zanetto. Il documento del 5 maggio 1537, testimonia l'alta qualità della produzione di Zanetto. La descrizione dei 5 strumenti, assortiti secondo l'uso cinquecentesco, conformi alle descrizioni del Lanfranco e del veneziano Ganassi, offre spunti di riflessione anche sulla tecnica liutaria, infatti si cita espressamente la verniciatura e gli accessori. Si può inoltre ricavare la clientela del liutaio, compaiono i nomi della più alta aristocrazia bresciana dell'epoca. Da notare che i documenti relativi a Zanetto principalmente parlano di strumenti ad arco. Non mancano i liuti e una registrazione però cassata di chita[ris] (cetera), sostituita da a lironis, cioè delle lire, lo strumento ad arco organologicamente più vicino al violino. L'esplicito riferimento della costruzione del violino, non manca a nessuno dei componenti della bottega Micheli, Zanetto, il figlio Pellegrino e il cognato di Pellegrino, Battista Doneda (o d'Oneda). Come si può rilevare disponendo di tutti i documenti in cui viene citato il violino, il termine viene genericamente usato a Brescia a partire dal 1530 per definire i suonatori di strumenti ad arco, mentre l'uso che indica un costruttore si avverte a partire dal 1558. Le registrazioni di Zanetto ne sono il più ampio esempio. Zanetto conclude la sua carriera professionale costruendo violini, come si nota dal documento del 1560 e dalla polizza d'estimo postuma del 1565. Uno strumento di sua mano è conservato a Bruxelles, si tratta di una viola da gamba, allora chiamata violone, nella quale si intravedono già tutti gli stilemi della scuola bresciana di liuteria, stilemi resi famosi da Gasparo da Salò e Gio. Paolo Maggini. Gli strumenti sopravvissuti attribuiti ai Micheli non sono mai stati censiti, si suppone siano relativamente pochi anche in considerazione della durata della dinastia Micheli. Tre generazioni di liutai operarono almeno dal 1527 fino al 1615.

26 agosto 1527 - Brescia
«Quadra II di S. Giovanni
Ioannettus de li violettis; 26 augusti 1527».

1533 - Brescia
«Et sia ciascun diligente nelle sue partecipationi: partecipando qual istrumenti si voglia, o siano da chorde: come sono Liuti, Violoni, Lyre, & simili, pulitamente: & risona[n]ti fabricati da i due Bresciani Giovà Giacobo dalla Corna: & Zanetto Mo[n]tichiaro [...]».

Giovan Maria Lanfranco, Scintille di musica, Brescia 1533
 
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