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Brescia e la liuteria
Alla fine del Quattrocento Brescia faceva
parte della Repubblica di Venezia, e da questa
attingeva gli impulsi culturali che una capitale
così vivace sotto molti profili poteva dare.
Contraccambiava con un apporto di tipo pratico,
tipico della mentalità lombarda, con particolare
attenzione alla tradizionale lavorazione del
ferro, delle armi e dell'ingegneria.
Tuttavia, l'animo bresciano non era privo di
impulsi di tipo musicale, che unito
all'industriosità e alla predisposizione alle
arti «meccaniche», ha portato ad un invidiabile
tradizione costruttiva di strumenti musicali, nei
due settori che per almeno 5 secoli hanno
rappresentato un punto fermo della civiltà
occidentale, la liuteria e l'organaria, settori
che hanno condizionato la nascita della musica
moderna in Europa. La musica occidentale, i suoi
strumenti, le sue concezioni sonore, hanno ora
conquistato un valore internazionale che anche
altre culture, non prive di tradizione e
qualità, hanno acquisito, usato ed esaltato.
L'organaria bresciana vanta una tradizione ed una
dinastia, gli Antegnati, che origina la scuola
organaria lombarda, solco nel quale, agli inizi
del Settecento dopo l'estinzione dell'operato
degli Antegnati, si inseriranno i bergamaschi
Serassi continuando quel valore sonoro fino alla
fine dell'Ottocento.
La liuteria si evidenzia contemporaneamente
all'operato di Bartolomeo Antegnati, alla fine
del Quattrocento. Nel 1533, con la pubblicazione
del Lanfranco, viene marcata una presenza già
significativa dei costruttori di strumenti
musicali a Brescia.
La famiglia Micheli (o De Michelis) rappresenta,
allo stato dell'arte, il più antico liutaio e la
più antica bottega conosciuta, nella quale si
fabbricano tutti i tipi di strumenti musicali a
corde e ad arco cinquecenteschi. Anche il violino
è contemplato verso la metà del secolo. Dopo la
morte del capostipite, quel Zanetto da
Montechiaro citato appunto dal Lanfranco, nella
scuola bresciana di liuteria si inserisce Gasparo
Bertolotti da Salò che con il suo allievo Gio.
Paolo Maggini rappresenta la definitiva
modernizzazione non solo della liuteria
bresciana, ma anche di un'idea di suono che
tuttora permane. Idea che è stata raccolta,
analizzata, riutilizzata anche dai grandi liutai
cremonesi del Settecento che avranno il ruolo di
definire, circoscrivere, le due direzioni sonore
della famiglia del violino.
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Il castello di Brescia
Registrazione con viola Ugo Ravasio
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